Dal cleaning al cyber: il nuovo orizzonte del Facility Management

Dal cleaning al cyber: il nuovo orizzonte del Facility Management

C’è un paradosso che distingue il nostro tempo: più le organizzazioni diventano complesse, più hanno bisogno di semplicità. Una semplicità possibile solo quando i servizi fondamentali – quelli che nessuno vede ma che fanno funzionare tutto – sono affidati a operatori esperti, strutturati e capaci di garantire continuità. È qui che il Facility Management sta vivendo la sua trasformazione più profonda.

Nato per gestire servizi considerati “di base” – pulizie, mense, portierato, manutenzione – il facility è da sempre la colonna invisibile delle imprese, delle città, della sanità, delle scuole, dei trasporti. Ma oggi non basta più assicurare ciò che è essenziale: serve governare ciò che è critico. E questa evoluzione sta ridefinendo confini, competenze e posizionamento di un settore spesso percepito come operativo, quando invece è già diventato strategico.

La complessità contemporanea – energetica, organizzativa, normativa, digitale – sta spingendo le organizzazioni ad affidare a grandi player del settore una porzione crescente dei servizi “commodity”, quelli che devono essere impeccabili, continui e misurabili, ma che possono essere gestiti in outsourcing da strutture che di mestiere fanno proprio questo. Non è un caso che realtà come Dussmann, Rekeep, ISS, Siram Veolia e altri leader del mercato siano oggi partner integrati e non semplici fornitori.

Questa crescita non è quantitativa: è culturale. Il facility si sta trasformando nel sistema operativo delle organizzazioni, garantendo efficienza, sicurezza, sostenibilità e qualità in un mondo in cui ogni interruzione genera costi e rischi. La delega di servizi “non core” diventa così la condizione per proteggere il “core business”.

C’è però un passaggio ulteriore, forse il più rilevante.
Il facility management è sempre di più chiamato a essere il presidio dell’infrastruttura critica, fisica e digitale. Se un tempo si occupava di ciò che era tangibile – edifici, spazi, servizi, impianti – oggi è parte integrante anche nella catena della sicurezza informatica. Perché nella vita reale, non esiste più un confine netto tra facility dei luoghi e facility dei sistemi. La cyber-sicurezza comincia dalla gestione fisica dei device, delle reti, delle sale CED, dei controlli di accesso, dei protocolli di continuità operativa: è impossibile difendere un sistema digitale se l’infrastruttura fisica non è protetta con la stessa logica.

Per questo l’estensione naturale del facility management è il cyber facility: un ecosistema in cui manutenzione, digitalizzazione, IoT, monitoraggio ambientale, sicurezza fisica e sicurezza informatica diventano un unico processo integrato. Chi saprà presidiare questa convergenza guiderà il mercato dei prossimi anni.

Il futuro del facility management sarà dunque misurato sulla capacità di passare dalla semplice esecuzione alla governance della complessità. Le aziende che lo hanno compreso per prime stanno crescendo più delle altre, perché offrono alle organizzazioni la cosa più preziosa nel tempo dell’incertezza: affidabilità.

Il facility management non è più l’insieme dei servizi accessori.
È l’ossatura che permette alle organizzazioni moderne di restare in piedi.

Ed è proprio in questa consapevolezza che si gioca la sfida del 2026: riconoscere che il facility non supporta soltanto il business.
Oggi, sempre più spesso, lo abilita.

Enea Nepentini

Direttore Editoriale di FacilityNews ed esperto di intelligence per le Organizzazioni.

La rettrice Brambilla al Corriere della Sera: «La Statale è nel futuro. Con il distretto dell’innovazione Mind, Milano capitale della conoscenza»

La rettrice Brambilla al Corriere della Sera: «La Statale è nel futuro. Con il distretto dell’innovazione Mind, Milano capitale della conoscenza»

La rettrice Marina Brambilla dell’Università degli Studi di Milano offre uno scenario sul progetto Milano Innovation District (MIND), in piena fase di realizzazione, capace non solo di offrire un Campus all’avanguardia ma di trascinare Milano come capitale europea del sapere e dell’innovazione. Continua l’avanzamento verso un Ateneo multipolare.

Dussmann Italy lancia “#wecare–protection”: un nuovo progetto per la responsabilità sociale

Dussmann Italy lancia “#wecare–protection”: un nuovo progetto per la responsabilità sociale

Si è tenuto nei giorni giorni al Kilometro Rosso di Bergamo l’evento di lancio del progetto “#wecare–protection”, promosso da Dussmann Italy in collaborazione con Fondazione CESVI e con il patrocinio di Confindustria Bergamo. Una giornata di dialogo e confronto sul futuro della responsabilità sociale d’impresa, che ha riunito esperti e rappresentanti del mondo aziendale attorno a un tema comune: rendere la sostenibilità un approccio concreto e integrato nella vita delle imprese.

Il progetto accompagnerà CESVI nel suo 40° anniversario con una serie di iniziative solidali a favore di minori e famiglie in difficoltà, tra cui il sostegno alle Case del Sorriso di Napoli e Bari e la partecipazione alla mostra “Le Fabbriche del Sorriso”. Un’iniziativa che coinvolgerà attivamente anche i 26.000 collaboratori di Dussmann Italy in azioni collettive di solidarietà.

Leader nel settore del facility management e attiva in comparti strategici come ristorazione collettiva, sanificazione, sicurezza, manutenzione e servizi alla persona, Dussmann Italy conferma, con questo progetto, la propria vocazione a prendersi cura dei luoghi e delle persone in modo responsabile e coerente.

Noi di Consilium abbiamo affiancato Dussmann nella gestione dei rapporti media per l’evento, curando la stesura e diffusione della nota stampa, facilitando il dialogo con i giornalisti e presenziando all’inaugurazione per valorizzare il posizionamento del nostro cliente, tra i principali player del facility management in Italia, il cui impegno per la sostenibilità è parte integrante della sua identità: basti pensare al fatto che ha ottenuto la medaglia Platinum di EcoVadis, riconoscimento che colloca l’azienda tra l’1% delle realtà più virtuose a livello globale per performance ambientali, sociali e di governance.

Monitoraggio, crisi, reputazione: come sfruttare l’AI?

Monitoraggio, crisi, reputazione: come sfruttare l’AI?

Un esperto di comunicazione e reputazione aziendale, in un contesto sempre più digitalizzato e interconnesso, deve abbracciare l’intelligenza artificiale (IA) come strumento essenziale per affinare le proprie strategie e ottenere un vantaggio competitivo. L’IA, se correttamente integrata, può rivoluzionare il modo in cui un’azienda gestisce la propria immagine e interagisce con il pubblico, portando a un approccio più analitico, tempestivo e personalizzato. Ecco come la sfrutta Consilium:

ai e imprese

1. Monitoraggio e analisi in tempo reale:

Uno degli ambiti principali in cui l’IA si rivela utile nella gestione della reputazione aziendale è nel monitoraggio delle conversazioni online. Social media, forum, recensioni e notizie sono oggi i luoghi dove si costruisce e si distrugge la reputazione di un brand. Utilizzando strumenti avanzati di IA, come l’analisi dei sentimenti (sentiment analysis) e il social listening, è possibile tracciare in tempo reale cosa viene detto sull’azienda o sui suoi prodotti/servizi. Questi strumenti possono analizzare automaticamente enormi volumi di dati, identificando tendenze, opinioni positive o negative, e segnalando possibili crisi in fase embrionale.

L’analisi predittiva, grazie agli algoritmi di machine learning, permette inoltre di identificare potenziali minacce alla reputazione prima che diventino problematiche. Ad esempio, se si rilevano discussioni negative ricorrenti su un tema specifico, l’azienda può intervenire tempestivamente con una risposta mirata o con un’azione correttiva, evitando che un piccolo problema si trasformi in una crisi di immagine.

2. Risposta alle crisi e gestione proattiva:

In un contesto digitale in cui le informazioni viaggiano a una velocità impressionante, la capacità di rispondere tempestivamente è fondamentale per proteggere la reputazione di un’azienda. L’intelligenza artificiale può facilitare una gestione rapida ed efficace delle crisi. Oltre a monitorare i flussi di conversazione, l’IA può essere impiegata per generare risposte automatiche e appropriate in tempo reale, sia sui canali social che nelle recensioni online.

Inoltre, la simulazione di scenari tramite algoritmi predittivi permette di prepararsi a diverse eventualità, creando piani di comunicazione in risposta a crisi potenziali. Ad esempio, se l’IA rileva un crescente malcontento tra i consumatori riguardo a un determinato prodotto, è possibile predisporre una risposta automatica che rassicura i clienti e propone soluzioni. In parallelo, l’analisi dei dati permette di monitorare l’efficacia delle risposte aziendali, migliorando continuamente le strategie di gestione della crisi.

3. Personalizzazione dei contenuti e miglioramento dell’engagement:

L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento per il monitoraggio e la gestione delle crisi, ma può anche essere utilizzata per personalizzare i contenuti e migliorare l’interazione con i clienti. Gli algoritmi di IA, infatti, permettono di creare esperienze su misura per i diversi segmenti di pubblico, migliorando l’engagement. Analizzando i comportamenti online degli utenti, l’IA è in grado di suggerire contenuti rilevanti, consigli personalizzati e persino anticipare le esigenze dei consumatori.

Nel contesto della comunicazione aziendale, l’IA può supportare la creazione di messaggi mirati in grado di risuonare meglio con il pubblico, aumentandone la fidelizzazione. Per esempio, una campagna di email marketing può essere ottimizzata grazie all’IA, che seleziona e invia automaticamente messaggi personalizzati in base agli interessi e alle preferenze di ciascun destinatario. Questo approccio permette di migliorare la percezione del brand, rendendo la comunicazione più vicina e pertinente ai bisogni specifici del cliente.

4. Automazione dei processi di comunicazione:

L’intelligenza artificiale è anche un potente alleato nell’automazione di attività ripetitive e operazioni quotidiane nel campo della comunicazione aziendale. Grazie all’uso di software basati su IA, molte delle attività di routine come la gestione dei contenuti, l’aggiornamento dei social media o l’elaborazione di report periodici possono essere automatizzate. Questo libera il team di comunicazione da compiti ripetitivi, permettendo loro di concentrarsi su attività strategiche ad alto valore aggiunto.

Ad esempio, l’IA può essere utilizzata per generare automaticamente report di monitoraggio sulla reputazione, analizzando i dati raccolti e fornendo sintesi chiare e facilmente interpretabili. Questo consente di risparmiare tempo e di prendere decisioni più informate. Inoltre, l’algoritmo di IA può suggerire miglioramenti nelle strategie di comunicazione, basandosi su dati di performance, interazioni del pubblico e tendenze emergenti.

5. Analisi avanzata e reporting:

Un altro modo in cui un esperto di comunicazione aziendale può trarre vantaggio dall’IA è tramite l’analisi avanzata dei dati. Le piattaforme di IA possono raccogliere, organizzare e analizzare enormi quantità di dati provenienti da diverse fonti: social media, feedback dei clienti, articoli di notizie, recensioni, e così via. Questa analisi fornisce una visione approfondita su come il pubblico percepisce l’azienda, identificando aree di miglioramento e opportunità di crescita.

In sintesi, un esperto di comunicazione e reputazione aziendale dovrebbe abbracciare l’intelligenza artificiale come strumento per migliorare l’efficacia e l’efficienza delle proprie operazioni. L’IA consente di monitorare la reputazione in tempo reale, rispondere rapidamente alle crisi, personalizzare la comunicazione, automatizzare i processi e raccogliere insights utili per affinare le strategie. Se utilizzata correttamente, l’IA non solo migliora la gestione della reputazione aziendale, ma permette anche di costruire un rapporto più profondo, autentico e mirato con i clienti.

Consilium Comunicazione cura la propria crescita in questi ambiti in collaborazione con ReD OPEN, uno spin-off dell’Università degli Studi Milano Bicocca iscritto al registro delle start-up innovative, che sostiene sin dalla sua nascita – nel 2019 – la diffusione nelle organizzazioni aziendali e non, di un approccio consapevole, responsabile e valutabile dell’impatto sociale e etico della trasformazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale. Tramite strumenti quali AI Check & Go™ e Privacy Check & Go, ReD OPEN attua un trasferimento tecnologico innovativo dei temi giuridici e normativi per permettere alle imprese di consolidare la propria corporate governance con la componente di responsabilità digitale, misurabile e utile anche per i bilanci di sostenibilità. Altre informazioni su https://www.redopen.it/prodotti/

Fondazione Collegio della Guastalla istituisce una borsa di studio per aspiranti giornalisti

Fondazione Collegio della Guastalla istituisce una borsa di studio per aspiranti giornalisti

Il 14 febbraio presso il Belvedere Jannacci di Palazzo Pirelli a Milano, la Fondazione Collegio della Guastalla Onlus, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Lombardia e dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha organizzato un evento speciale per celebrare la memoria di Carlotta Dessì, giornalista di talento scomparsa prematuramente a soli 34 anni.

Per tramandare concretamente il suo stile e il suo spirito giornalistico, la Fondazione ha istituito la borsa di studio “Carlotta Dessì”, che premierà uno o più praticanti della Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano che presenteranno nei prossimi mesi un video-reportage o un elaborato ispirato al lavoro di Carlotta, sempre in difesa dei più deboli e animato da un profondo senso di giustizia. Un seme che crescerà nel tempo, trasformando la memoria in opportunità concrete per i giovani che vogliono intraprendere questa professione con lo stesso spirito etico e autentico.

Aver affiancato la Fondazione nell’organizzazione dell’evento è stata per noi un’esperienza intensa ed emozionante. Si è trattato di una giornata che non si è limitata al solo ricordo di una giovane professionista della comunicazione distintasi per la propria determinazione, professionalità e umanità, ma è stata un’occasione concreta per far proseguire il sogno di Carlotta, con l’obiettivo di coltivare un giornalismo autentico, libero e al servizio del bene comune.

Abbiamo seguito ogni fase di questo progetto con l’energia e l’entusiasmo che merita un’iniziativa così significativa. Il risultato è stato un evento toccante, partecipato e ricco di interventi preziosi, con il contributo di giornalisti, istituzioni e delle persone più care a Carlotta. Siamo grati alla Fondazione Guastalla per averci affidato il racconto di questa iniziativa e ai media che hanno contribuito a darle risonanza. Ma soprattutto, siamo orgogliosi di aver messo il nostro lavoro al servizio di un progetto che anno dopo anno contribuirà ad essere d’ispirazione per i giornalisti di domani.