L’intervista pubblicata dal Corriere della Sera Torino dedicata ad Acqua Novara.VCO rappresenta un passaggio significativo nel percorso di evoluzione del posizionamento della società, sempre più orientato verso un ruolo che supera quello tradizionale di utility territoriale.
Al centro del racconto non c’è soltanto la sperimentazione tecnologica sui PFAS, ma una narrazione costruita su elementi concreti: dati tecnici, processi industriali, innovazione applicata e collaborazione con enti scientifici. Un approccio che contribuisce a rafforzare la percezione di Acqua Novara.VCO come soggetto competente e operativo, più che semplicemente “sostenibile”. In questo contesto, la dichiarazione dell’Amministratore Delegato Daniele Barbone — «è la prima volta che questa tecnologia viene utilizzata in Italia» — introduce un elemento chiave: quello della leadership anticipatoria. Non solo adozione di soluzioni innovative, ma capacità di muoversi in anticipo su temi destinati a diventare sempre più centrali, come la gestione dei PFAS.
L’intervista evidenzia anche un’evoluzione nel ruolo della società, che si propone non solo come gestore del servizio idrico, ma come attore in grado di coordinare e dialogare con il sistema produttivo e istituzionale. In questa direzione si inserisce l’apertura di un tavolo con le associazioni di categoria per definire linee guida sulla riduzione dei PFAS nei processi industriali, segnando un passaggio verso una funzione più ampia di indirizzo e governance.
A rafforzare la credibilità del progetto contribuisce il coinvolgimento di soggetti terzi come ARPA Piemonte e il Politecnico di Torino, che collocano l’iniziativa all’interno di un ecosistema fatto di ricerca, monitoraggio ambientale e innovazione. Allo stesso tempo, l’intervista mantiene un taglio realistico: vengono riconosciuti i limiti delle tecnologie disponibili, le criticità legate alla scalabilità e la necessità di valutazioni costi-benefici, evitando semplificazioni eccessive. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una società che, attraverso innovazione e sperimentazione, punta a ritagliarsi un ruolo sempre più attivo nel dibattito ambientale e industriale, contribuendo non solo alla gestione del problema, ma anche alla definizione delle possibili soluzioni.
Con l’arrivo in Italia di delegazioni, atleti e turisti per l’evento internazionale di febbraio, la direttrice dell’A35 Brebemi tra Milano – in particolare l’aeroporto di Linate – e il Nord-Est si conferma un collegamento rapido, moderno e affidabile. Tempi certi e standard elevati rappresentano da sempre il cuore della missione dell’azienda.
Per garantire un livello di sicurezza ancora più avanzato, Brebemi sta accelerando sul fronte tecnologico. Grazie all’utilizzo di droni e cani-robot, l’infrastruttura viene monitorata sia dall’alto sia in aree difficili o potenzialmente pericolose, come gli spazi interni dei cassoni dei viadotti, raccogliendo foto, rilievi e scansioni analizzate dall’intelligenza artificiale e dai tecnici dell’azienda.
Questo sistema, integrato con la Control Room attiva 24/7, permette di individuare tempestivamente anomalie e criticità, aumentando la prevenzione e la capacità di intervento. A ciò si aggiungono le caratteristiche costruttive dell’infrastruttura: pavimentazione drenante, corsie più ampie e illuminazione LED antinebbia lungo tutta la tratta. Il modello è riconosciuto anche a livello internazionale, con la certificazione iRAP a 4 stelle sull’intera autostrada.
Per chi viaggia da Milano verso il Nord-Est, l’A35 Brebemi offre quindi un percorso sicuro, veloce e all’altezza del prossimo evento sportivo che metterà l’Italia al centro dell’attenzione mondiale.
Un esperto di comunicazione e reputazione aziendale, in un contesto sempre più digitalizzato e interconnesso, deve abbracciare l’intelligenza artificiale (IA) come strumento essenziale per affinare le proprie strategie e ottenere un vantaggio competitivo. L’IA, se correttamente integrata, può rivoluzionare il modo in cui un’azienda gestisce la propria immagine e interagisce con il pubblico, portando a un approccio più analitico, tempestivo e personalizzato. Ecco come la sfrutta Consilium:
1. Monitoraggio e analisi in tempo reale:
Uno degli ambiti principali in cui l’IA si rivela utile nella gestione della reputazione aziendale è nel monitoraggio delle conversazioni online. Social media, forum, recensioni e notizie sono oggi i luoghi dove si costruisce e si distrugge la reputazione di un brand. Utilizzando strumenti avanzati di IA, come l’analisi dei sentimenti (sentiment analysis) e il social listening, è possibile tracciare in tempo reale cosa viene detto sull’azienda o sui suoi prodotti/servizi. Questi strumenti possono analizzare automaticamente enormi volumi di dati, identificando tendenze, opinioni positive o negative, e segnalando possibili crisi in fase embrionale.
L’analisi predittiva, grazie agli algoritmi di machine learning, permette inoltre di identificare potenziali minacce alla reputazione prima che diventino problematiche. Ad esempio, se si rilevano discussioni negative ricorrenti su un tema specifico, l’azienda può intervenire tempestivamente con una risposta mirata o con un’azione correttiva, evitando che un piccolo problema si trasformi in una crisi di immagine.
2. Risposta alle crisi e gestione proattiva:
In un contesto digitale in cui le informazioni viaggiano a una velocità impressionante, la capacità di rispondere tempestivamente è fondamentale per proteggere la reputazione di un’azienda. L’intelligenza artificiale può facilitare una gestione rapida ed efficace delle crisi. Oltre a monitorare i flussi di conversazione, l’IA può essere impiegata per generare risposte automatiche e appropriate in tempo reale, sia sui canali social che nelle recensioni online.
Inoltre, la simulazione di scenari tramite algoritmi predittivi permette di prepararsi a diverse eventualità, creando piani di comunicazione in risposta a crisi potenziali. Ad esempio, se l’IA rileva un crescente malcontento tra i consumatori riguardo a un determinato prodotto, è possibile predisporre una risposta automatica che rassicura i clienti e propone soluzioni. In parallelo, l’analisi dei dati permette di monitorare l’efficacia delle risposte aziendali, migliorando continuamente le strategie di gestione della crisi.
3. Personalizzazione dei contenuti e miglioramento dell’engagement:
L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento per il monitoraggio e la gestione delle crisi, ma può anche essere utilizzata per personalizzare i contenuti e migliorare l’interazione con i clienti. Gli algoritmi di IA, infatti, permettono di creare esperienze su misura per i diversi segmenti di pubblico, migliorando l’engagement. Analizzando i comportamenti online degli utenti, l’IA è in grado di suggerire contenuti rilevanti, consigli personalizzati e persino anticipare le esigenze dei consumatori.
Nel contesto della comunicazione aziendale, l’IA può supportare la creazione di messaggi mirati in grado di risuonare meglio con il pubblico, aumentandone la fidelizzazione. Per esempio, una campagna di email marketing può essere ottimizzata grazie all’IA, che seleziona e invia automaticamente messaggi personalizzati in base agli interessi e alle preferenze di ciascun destinatario. Questo approccio permette di migliorare la percezione del brand, rendendo la comunicazione più vicina e pertinente ai bisogni specifici del cliente.
4. Automazione dei processi di comunicazione:
L’intelligenza artificiale è anche un potente alleato nell’automazione di attività ripetitive e operazioni quotidiane nel campo della comunicazione aziendale. Grazie all’uso di software basati su IA, molte delle attività di routine come la gestione dei contenuti, l’aggiornamento dei social media o l’elaborazione di report periodici possono essere automatizzate. Questo libera il team di comunicazione da compiti ripetitivi, permettendo loro di concentrarsi su attività strategiche ad alto valore aggiunto.
Ad esempio, l’IA può essere utilizzata per generare automaticamente report di monitoraggio sulla reputazione, analizzando i dati raccolti e fornendo sintesi chiare e facilmente interpretabili. Questo consente di risparmiare tempo e di prendere decisioni più informate. Inoltre, l’algoritmo di IA può suggerire miglioramenti nelle strategie di comunicazione, basandosi su dati di performance, interazioni del pubblico e tendenze emergenti.
5. Analisi avanzata e reporting:
Un altro modo in cui un esperto di comunicazione aziendale può trarre vantaggio dall’IA è tramite l’analisi avanzata dei dati. Le piattaforme di IA possono raccogliere, organizzare e analizzare enormi quantità di dati provenienti da diverse fonti: social media, feedback dei clienti, articoli di notizie, recensioni, e così via. Questa analisi fornisce una visione approfondita su come il pubblico percepisce l’azienda, identificando aree di miglioramento e opportunità di crescita.
In sintesi, un esperto di comunicazione e reputazione aziendale dovrebbe abbracciare l’intelligenza artificiale come strumento per migliorare l’efficacia e l’efficienza delle proprie operazioni. L’IA consente di monitorare la reputazione in tempo reale, rispondere rapidamente alle crisi, personalizzare la comunicazione, automatizzare i processi e raccogliere insights utili per affinare le strategie. Se utilizzata correttamente, l’IA non solo migliora la gestione della reputazione aziendale, ma permette anche di costruire un rapporto più profondo, autentico e mirato con i clienti.
Consilium Comunicazione cura la propria crescita in questi ambiti in collaborazione con ReD OPEN, uno spin-off dell’Università degli Studi Milano Bicocca iscritto al registro delle start-up innovative, che sostiene sin dalla sua nascita – nel 2019 – la diffusione nelle organizzazioni aziendali e non, di un approccio consapevole, responsabile e valutabile dell’impatto sociale e etico della trasformazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale. Tramite strumenti quali AI Check & Go™ e Privacy Check & Go, ReD OPEN attua un trasferimento tecnologico innovativo dei temi giuridici e normativi per permettere alle imprese di consolidare la propria corporate governance con la componente di responsabilità digitale, misurabile e utile anche per i bilanci di sostenibilità. Altre informazioni su https://www.redopen.it/prodotti/
L’Intelligenza Artificiale (IA) sta plasmando il mondo dei media, sollevando interrogativi su temi come il controllo umano e la tutela del diritto d’autore. Recentemente, Tg2 e il New York Times hanno intrapreso azioni per proteggere i propri contenuti dall’uso per l’addestramento delle IA, sollevando dibattiti sull’importanza della trasparenza e del rispetto delle norme nel settore dell’informazione. Questo scenario evidenzia come l’IA possa rappresentare sia un’opportunità che una minaccia per il futuro dell’informazione.
OpenAI, leader nel settore dell’IA, sta attraversando un periodo di cambiamenti significativi, con una transizione da un modello no-profit a uno for-profit e nuove raccolte di fondi che potrebbero valutarla intorno ai 150 miliardi di dollari. Di recente, ha firmato un accordo con CDP Venture Capital per supportare le startup italiane nell’adozione di tecnologie AI. Questo accordo, che segue l’investimento di Microsoft in Italia, rappresenta un importante passo per lo sviluppo dell’IA generativa nel nostro Paese.
Mentre i media continuano a dibattersi su questi temi, la realtà è che il mondo dell’informazione ancora fatica a integrarsi con questo nuovo contesto, in cui i dati archiviati e prodotti quotidianamente diventano risorse preziosissime per l’addestramento di soluzioni tecnologiche sempre più avanzate. Non c’è dubbio sull’importanza della trasparenza nell’addestramento di tali sistemi, specialmente ora che si va verso la combinazione di contenuti tradizionali con dati personali dettagliati. Le normative saranno fondamentali, ma con l’aumento dell’automatizzazione nel campo dell’informazione sarà cruciale garantire controlli e validazioni rigorose.
IA e Diritto d’Autore: Una Sfida per la Creatività
La questione del diritto d’autore nell’ambito delle creazioni generate dall’IA è complessa e dibattuta. Attualmente, le opere prodotte interamente da sistemi di intelligenza artificiale non godono di protezione legale, a meno che non vi sia un significativo contributo umano. L’apporto creativo dell’essere umano è fondamentale per garantire la tutela del copyright, poiché i contenuti generati automaticamente vengono considerati privi di originalità autonoma. Una recente indagine di Agenda Digitale ha evidenziato come l’IA stia già trasformando il settore del giornalismo, migliorando l’efficienza e la personalizzazione dei contenuti, pur sollevando preoccupazioni circa la qualità dell’informazione. Di fronte a queste sfide, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha sottolineato l’importanza della supervisione umana, elemento cruciale per mantenere elevati standard etici e qualitativi.
IA e Comunicazione Aziendale: la chiave è la trasparenza
L’adozione dell’IA nella comunicazione aziendale è destinata a crescere, ma richiede un approccio responsabile. Consilium Hub e Red Open hanno lanciato un programma per integrare l’IA nella comunicazione aziendale e valutarne la trasparenza. Red Open è lo spin-off dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, specializzata proprio nell’adozione responsabile delle tecnologie di IA. Con questo programma si vuole analizzare il particolare impatto dell’IA generativa nella gestione dell’informazione aziendale. Il progetto, basato sul modello AI ResponsAbility By Design™, mira a migliorare la trasparenza, governance e processi decisionali, promuovendo un uso consapevole e responsabile dell’IA nella comunicazione.
Per affrontare queste sfide, gli esperti di Red Open hanno sviluppato AI Check & Go™, un questionario di autovalutazione progettato per aiutare le aziende a identificare i punti di forza e le aree critiche nell’integrazione dell’IA. Attraverso questo strumento, Consilium ha potuto verificare il proprio livello di consapevolezza e maturità nell’uso delle tecnologie IA, ottenendo indicazioni precise su come migliorare in termini di protezione dei dati e accountability. Il programma ha coinvolto anche altre realtà aziendali e istituzionali per creare un benchmark condiviso che aiuti le imprese a valutare e migliorare le proprie pratiche. In questo modo le agenzie si preparano ad abbracciare questa innovazione tecnologica, contribuendo allo sviluppo di un ambiente di comunicazione più efficace e innovativo.
Le aziende che sapranno integrare queste tecnologie con approcci responsabili saranno meglio posizionate per sfruttarne i vantaggi. La capacità di monitorare e gestire i rischi legati alla generazione automatica di contenuti e all’uso dei dati sarà determinante per il successo a lungo termine. Progetti come quello avviato da Consilium Hub e Red Open rappresentano esempi concreti di come sia possibile integrare l’IA mantenendo un controllo umano e qualitativo.
Oggi, 12 luglio 2024 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’Artificial Intelligence Act (AI Act), il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale che entrerà in vigore in Italia il 2 agosto 2024.
Con l’AI Act, l’UE mira a garantire che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia sicuro ed affidabile.
Tutte le imprese dovranno adeguarsi alle nuove norme dell’Unione, la prima al mondo a regolamentare la rivoluzione dirompente dell’intelligenza artificiale, diventando apripista e pioniera nella tecnologia che oggi promette di cambiare le organizzazioni e la vita di tutti noi.
In questi giorni, si sta svolgendo a Roma Seeds for the Future 2024, l’11° edizione del progetto organizzato e finanziato da Huawei, durante il quale ampio spazio è dedicato al programma internazionale Tech4Good, un project work di gruppo ideato affinché gli studenti possano meglio comprendere il ruolo svolto dalla tecnologia nella risoluzione di problematiche globali complesse.
L’iniziativa ha luogo per la prima volta in Europa – le edizioni precedenti si sono sempre tenute in Cina – e sta coinvolgendo circa 150 studenti, di cui 24 italiani, dall’1 al 5 luglio. Il programma propone un percorso su tecnologia e innovazione e ha l’obiettivo di promuovere il merito e l’eccellenza tra i giovani del settore ICT, focalizzandosi non solo sugli aspetti formativi ma anche sull’applicazione concreta nel mondo industriale.
Il training ha anche una sezione dedicata alla competizione: parte di ogni giornata viene dedicata al progetto partendo dall’individuazione di un problema fino ad arrivare alla proposta di una soluzione tecnologica e allo sviluppo di un piano per la sua implementazione.
Gli studenti, divisi in gruppi, vengono guidati da mentor dedicati che li aiutano ad acquisire le competenze necessarie per sviluppare la loro idea e presentarla in maniera efficace, valutare la fattibilità del loro progetto e seguirne l’esecuzione passo dopo passo. Successivamente, i due gruppi europei finalisti avranno la possibilità di partecipare alla competizione globale che si disputerà in Cina nel 2025 (in data da definirsi). I tre gruppi finalisti a livello globale potranno poi accedere a premi e ulteriori sessioni avanzate di coaching con esperti di settore.
Venerdì 5 luglio, giornata conclusiva del progetto, ci sarà la presentazione dei progetti semi-finalisti di Tech4Good, seguita in prima serata dalla premiazione dei progetti finalisti e degli studenti più meritevoli.
Seeds for the Future è il principale programma CSR a livello globale di Huawei. Lanciato nel 2008, ha l’obiettivo di sviluppare talenti ICT locali, migliorare la condivisione delle conoscenze tecnologiche e promuovere un maggiore interesse per il settore delle tecnologie digitali. Fino ad oggi, Seeds for the Future ha coinvolto 140 Paesi e ha visto la partecipazione di oltre 18.000 studenti. In Europa il programma è stato lanciato nel 2011 e, fino ad oggi, ha coinvolto oltre 6.000 studenti provenienti da 37 Paesi.